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di Grazia Mirti Colore, Colore. Colore, è la vera ossessione del XX secolo. I nostri occhi osservano schermati dalle sfumature taglienti, televisivi o computerizzati, dai contrasti cromatici cacofonici, mentre gli spot pubblicitari si fanno ogni giorno più sottilmente convincenti. Pubblicità e Marketing hanno imparato ad analizzare il Colore, lo strumentalizzano, vi costruiscono teorie e testi psicologici circa potenziali consumatori, e tuttavia esprimono concetti che chi ha dimestichezza con la vecchia e vituperata Astrologia conosce da tempo.
E’ il principio ella percezione universale che gioca in ogni epoca il suo ruolo esprimendosi attraverso i differenti canali delle forme di pensiero. Max Luscher, uno dei più insigni teorici delle moderne tecniche psicologiche di studio dei colori (1), esprime concetti rigorosi, classificando come “Primati psicologici” quattro colori fondamentali, Blu-Verdastro, Rosso, Giallo, Blu Scuro. Eccone una concisa analisi: Il Blu-Verdastro esprime necessità dio chiarezza e certezza, di fermezza e costanza, di resistenza al cambiamento. Sarebbe quindi simbolo di sicurezza e autonomia. il Rosso implica desiderio di conquistare, urgenza di arrivare e vincere. Colore impulsivo, attira coloro che ricercano intensità di vita e pienezza di espressione. Rappresenterebbe vitalità e potere. il Giallo è esigenza di qualcosa di novo, modernità, futuro, sviluppo. Fornisce la gioia spontanea dell’azione, provoca una risposta di tipo attivo e vivace. il Blu Scuro corrisponde alla pace e all’appagamento, tipica aspirazione di chi ha bisogno di sicurezza. Sarebbe semplicissimo associare ai concetti esposti da Luscher il tradizionale sistema di ripartizione dei quattro elementi aristotelici, sovrapporre Marte al Rosso della Coca Cola che contiene caffeina, o il Sole al Giallo della Kodak, la cui confezione è da sempre legata, nel funzionamento, all’apertura e chiusura dell’obiettivo in funzione della luce solare … è un gioco che non attira la mia analisi. Deriva da una tavoletta babilonese l’affermazione secondo la quale “Se Marte è Rosso il re parte per la guerra”, anche se all’epoca non esistevano bevande nervine. In filosofia nulla si crea o si distrugge, tutto davvero si trasforma e si ritrova, camuffato in altre vesti, forme, espressioni. Il Colore possiede quella sua impalpabilità, quella sua staticità apparente che non ne permette composizioni immediate se non forse a livello pittorico, come può accadere invece con la musica o con altri tipi di onda. Il colore è privilegio di pochi organi visivi, di animali evoluti, di mammiferi, per lo più. Filtrare la realtà con colori differenti, per riposanti che siano, potrebbe apparire proponibile, ma non semplice, certi meccanismi resterebbero irrimediabilmente compromessi. Le antiche osservazioni circa il “colore” dei pianeti ci richiamano con immediatezza a una visione diretta delle stelle e dei corpi celesti, quale gli astrologi moderni, muniti di perfette Effemeridi, non sono più in grado di immaginare neppure lontanamente. Che si sia perso il Colore vero dell’Oroscopo? Che la contaminazione nucleare e i veleni del nostro tempo siano in grado di intorbidare anche il complesso meccanismo simbolico interiore operato dal mondo stellare? Eppure nel bagaglio vastissimo che studiosi, ricercatori, magi di ogni tempo ci hanno trasmesso spiccano alcuni elementi comuni, ed il colore è uno di essi. L’analogia tra i differenti numeri sette non può più sorprenderci: sette colori, sette note, sette sapienti di Efeso, sette virtù dello Spirito Santo, sette cicli, sette pianeti della tradizione, sette giorni della settimana … si sono susseguite in proposito numerose immagini analogiche ed accademiche, come nel caso della Patristica Cristiana, che assume attraverso S. Ambrogio le virtù dello Spirito Santo ai sette pianeti, come chiavi di conquista evolutiva della santità (2). Esperti di Numerologia potrebbero forse chiarire più di un segreto di questo magico numero sette, che torna nel destino umano sistematicamente, in modo poco casuale. Studiosi, Filosofi, Astronomi si sono divertiti a giocare con il Colore, sia in senso lato, sia con precise implicazioni astrologiche. Teoria astrologica e teoria cromatica trovano spiegazioni a volte semplici, come nel richiamo dell’armonia tipico di Joannes Keplero, altre volte barocche, come nella complessa teoria esposta da Don Néroman nella sua Grande Encyclopédie Illustrée, tipica di uno stile parascientifico senza dubbio stimolante, e per certi risvolti anche attendibile. La faticosa attribuzione dei singoli colori ai pianeti e ai segni zodiacali è materia controversa, spinosa, sulla quale ognuno ha pensieri personali. I moderni trattati di Astrologia si limitano a riportare le opinioni della tradizione, con qualche ritegno, peraltro. La domanda intuitiva è molto chiara: lo scuro Saturno e l’argentea Luna, il rosso Marte e la tenera Venere devono per una corretta interpretazione astrologica spogliarsi della natura cromatica tradizionale che li individua o possono (e devono) sfruttare le qualità simboliche del colore per una sottile e importante lettura analogica? Quel Colore che i riti cristiani mutano in perfetta sincronia zodiacale e che costituiscono il trait-d’union spesso ignorato tra religione e cosmo, retaggio di secoli nei quali la Teologia si esprimeva in sintonia con l’astrologia, è un valore e in caso positivo, utilizzabile? Le applicazione dell’iridologia come simbolo del cerchio zodiacale espresso dal globo oculare, i riferimenti tipicamente junghiani al colore come spia dell’inconscio, i suggerimenti che la medicina alternativa propone in materia di applicazione diretta del colore nell’ambito delle terapie di cura praticate … hanno un fondamento dimostrato. Quale ruolo deve dunque assumere il Colore medesimo nell’ambito dell’analisi astrologica? I riferimenti sono così precisi ed utili da non potere essere ridotti a un gioco sottile e salottiero. Che la bella e misteriosa saturnina prediliga abiti neri e fatali, che la solare vesta tonalità brillanti e vistosi gioielli d’oro, così come la lunare punta sull’evanescente madreperlaceo sono altrettanto dati di comune osservazione, corretti tuttavia dal filtro ibrido del tema natale, anche nel caso della più chiara dominante planetaria. I valori esoterici dell’Astrologia sono razionalmente sospetti di scarsa attendibilità e dimostrabilità, forse suscettibili di peccato nei confronti dell’impostazione psicologica, mentre il Colore, insieme ad altri elementi potrebbe fungere da canale di collegamento nei confronti di radici logiche ed analogiche, giungendo a recepire del tema natale messaggi più profondi, sottili, filosofici, universali. In un tempo come l’attuale, nel quale macchine prodigiose segnalano anche le più piccole sfumature, l’efficacia della pranoterapia si misura anche le più piccole sfumature in gradazioni cromatiche azzurro-rossastre attraverso fotografie della parte malata, pubblicazioni e giornali esprimono in servizi esasperatamente perfezionati ogni angolo della Terra e della Luna. Dopo le impressioni nettuniane dell’Ottocento un nuovo spietato verismo si è manifestato, frutto di valutazioni uraniane, di sofisticati strumenti, di macchine della verità che choccano attraverso i loro messaggi così chiari da non esigere decodificazioni. E in Astrologia? Non è possibile che ci si limiti a colorare tavole espresse da computer sapientemente istruiti. Il colore fa parte di quei sottili archetipi incontaminati, di un universo di apparenze segnalate dalla nostra percezione. Un elemento in più, una sfumatura di creativa raffinatezza! Isacco Newton (Giove, Luna, Saturno in Pesci) ha costruito sul colore le certezze della scienza moderna, Johann W. Goethe se ne è servito splendidamente per rendere più oggettivo il principio universale che egli cercava con furore, l’imprevedibile della natura e la spontanea semplicità delle arti (vedere, ascoltare) associata al principio della qualità. La Luna pescina ed angolare al Fondo Cielo del virginiano Goethe trova curiosamente, complice nuovamente Giove anch’esso in Pesci, espressione nel suo incontro con la Teoria del Colore, che egli osservò dapprima nelle pozze d’acqua limpidissima e cristallina disseminate lungo l’itinerario della guerra prussiana cui partecipava … Luce ed Ombra, Giorno e Notte, Sole e Luna esprimono la sensazione percettiva e sfuggente dei colori. Da Leonardo a Goethe essi sono stati sempre associati ai criteri fondamentali del dualismo, così come alle lontane origini dei miti astrali stanno le “porte” del Cancro e del Capricorno, soglie divine tra la vita e la morte, inizio e chiusura di ogni vicenda umana e divina. I valori comuni del Colore, detti di chiarezza e di pienezza, esprimono in altro modo le caratteristiche medesime dei nostri protagonisti, i pianeti, che traggono nuova luce dalle dignità e nuovo impulso dagli aspetti, come magistralmente segnalava Keplero, nell'esprimere il suo concetto di armonia dell’Oroscopo. Un’altra fenomenale Luna pescina congiunta a Giove (forse la forza universale del pianeta aiuta a “vedere” meglio nei misteri della Fisica?), quella di Leonardo, rilevò la “cosa chiara che cresce in campo scuro”, così come è incisivo e forte il ruolo del pianeta nel segno e quindi nel colore che non gli è affine, creando contrasti espressivi, reazioni vivaci. Il bagno della Luna nello stagno nero del Capricorno non produce forse ambizione, serietà, precise virtù di ricerca? E viceversa, il tuffo di Saturno nel lago argentato della Luna, in Cancro, non esprime forse una delle angosce più violente? Le reciproche connessioni dialettiche dei colori si esprimono nella maggior parte dei casi attraverso discorsi triangolari, nei quali il passaggio della luce all’Ombra e viceversa crea sfumature e contrasti totalmente differenti, come nel caso del verde, frutto di un ibrido tra giallo e blu, sintesi di natura di un incontro tra Luce e Ombra. I colori giungono così ad esprimere un principio ordinatore della memoria, che si salda a schemi triangolari così come nell’aritmetica celeste trigono e concetto di triplicità saldano concetti e significati. La Musica può essere intesa come un Silenzio interrotto che il suono distingue e separa in momenti armonici. Gli Odori provocano reazioni non precisamente codificabili all’interno della piramide nasale; gerarchicamente è il suono a riuscire dominatore, perché i valori di durata, intensità, timbro, suoi tipici, esprimono una precisa valutazione chiara e rigorosa, come accade parzialmente per il colore e non può accadere con l’odore. In realtà esiste una perfetta comparabilità tra oscurità, chiarezza, tono nel campo del colore. Osservò Goethe: “Ogni Filosofo vede Rosso quando sente parlare di Colori”; intendendo le leggi della mutazione, della seduzione, della non verità, l’improvviso del fenomeno contrario, l’irrevocabilità di un messaggio e al tempo stesso di un destino futile, breve, passeggero, poetico. Quale filosofo non ha udito il fascino del colore? Tutti, inevitabilmente, da Aristotele a Descartes e gli stessi Illuministi hanno suggerito un sistema aperto di suggestioni e di percezioni. L’analisi del colore ha funzionato da filtro per l’impostazione e la proposta di soluzione di problemi relativi all’origine, alla qualità, alla sensazione, all’interpretazione, alla stessa verità. Nonostante il ruolo subdolo, il Colore è sempre apparso come spiegazione originaria dei fenomeni, naturale, e al tempo stesso falsificazione evidente, provata o provabile, del discorso interpretativo e dimostrativo. Colore e Disegno sono giochi di ruoli contrapposti, libertà e desiderio con il corollario limitativo della scelta (la donna venusiana sceglie un abito verde sexy molto femminile), ma anche necessità e costrizione (è l’unico possibile). Secondo la tradizione i colori primitivi tendono ad essere tre, Bianco, Ocra, Nero. L’affinità con Luna, Sole, Kronos (il tempo e la misura nella sua dizione originaria) paiono attendibili, considerando il fascino che il numero esercita sui concetti astrologici. Dei sette protagonisti del Disco rotante di Newton (che era in realtà una teoria solida e convincente, saturnina, fondata su fenomeni semplici come l’Arcobaleno, riflessi nei vasi di cristallo, bolle di sapone) del 1700, Omero non ne registrava che cinque: bianco (leukos), grigio (glaukos), rosso (erithros), verde (chloros), blu (kyanos), forse simboli duttili e cromatici, di Luna, Mercurio, Marte, Venere, Giove, mancando così clamorosamente Sole e Saturno. Ciò che potrebbe del resto spiegarsi bene attraverso il momento storico-evolutivo-mitico del “Mulino di Amleto” (3) e della travagliata ricerca di miti comuni a livello mondiale che, è stato dimostrato, sono universali. Il problema della “misura” del tempo aveva già appassionato gli egizi; sappiamo che la civiltà precedente era femminista e legata alla Luna. I cinque colori omerici potrebbero dunque trovare giustificazione attraverso il Mito, eliminazione di Saturno ad opera di Giove, ormai signore dell’Olimpo, e del Sole come dio sorpassato nella sua essenza di governo, attraverso Giove razionale e tonante, relegato alla sua funzione di fenomeno primitivo, trainato senza volontà la mattina e la sera, agli ordini di personaggi tutt’altro che di primaria importanza. Circa la presunta cecità dei greci nei confronti dell’Azzurro Nietzsche (anch’egli, come del resto Keplero, caratterizzato da Giove in Pesci al Medium Coeli. straordinaria galleria di personaggi lontanissimi, ma accomunati dal tentativo di esprimere il concetto di misura e di percezione della armonia) osservò che “su questo difetto è cresciuta rigogliosa la giocosa leggerezza tipica dei greci, con cui essi vedevano i processi naturali come divinità e semidei, cioè figure in forma umana! (4). Scaturisce di qui la classificazione tra colori politeistici e monoteistici essendo i primi Giallo e Rosso e i secondi (chiaramente inadatti al concetto omerico) Azzurro, Verde, Viola. La lontana tradizione classica associa il giallo attico e il rosso di Sinope rispettivamente alla Terra e al Fuoco, in contrapposizione all’Acqua, la cui trasparenza è sempre affine al bianco (nel mito l’acqua dolce viene prima di quella marina). Secondo Empedocle l’Aria è nera come la morte che assume in sé i principi del caos e l’accidente della formazione dei mondi. Contro i pitagorici Empedocle considera i colori come l’anima e le “radici” del mondo esistente (terra, aria, fuoco, acqua: giallo, nero, rosso, bianco). Democrito osserva unicamente i principi oppositivi del bianco e del nero che mutano e trascolorano l’uno nell’altro e disordinatamente si confondono. L’ambiente agiva sulle spiagge fenicie quale ossidante e fissativo del chiarissimo color porpora antico, e già Virgilio lo considera non più riproducibile nel suo tempo, come “il lontano color dell’anima classica, che è porpora” (5). La prevalenza del giallo attico sul rosso del mondo greco sembra invertirsi nel mondo romano, possono esserne testimoni molti autori latini di prestigio, quali Ovidio e Plinio il Vecchio, tra gli altri. Il colore inteso come cambiamento di sistemi di vita, di simboli esistenziali lungo il corso della storia e prima ancora di essa. Nel 1271 Marco Polo scriveva dall’Oriente: “E qui vi è un’alta montagna in cui si cava l’azzurro et è lo migliore e il più fine del mondo”. L’azzurro ha una natura profondamente orientale e confusa. Infatti non compare tra i colori-guida del Cristianesimo: Verde come nuova vita, bianco come Comunione, Viola come pentimento e perdono, Rosso o sangue dei martiri, Nero, dannazione del peccato e contrapposizione alla sfera celeste. Il monoteismo del concetto filosofico non rientra in quello cromatico, o semplicemente non è concomitante … essendo le moderne Madonne Immacolate circondate di azzurro e spesso abbigliate di questo colore. Nel Medioevo il ruolo del colore nell’alchimia è vitale. Le tonalità che apparivano attraverso la trasmutazione delle sostanze simboleggiavano ogni ulteriore stadio evolutivo della costruzione interiore in atto. Nel Rosarium Philosophorum in basso è il drago che si autodivora (verde, sostanza grezza da trasformare, immaturità psicologica, stadio venusiano). Il sangue (rosso, promessa di conquista della pietra filosofale in termini di autosacrificio, Marte). L’Ermafrodita incoronato ed alato è la pietra filosofale e il colore dei suoi indumenti esprime gli stadi del “Magnum Opus”, nero (Saturno – morte in forma chimica, malinconia e ricerca interiore) bianco (Luna, separazione delle qualità spirituali rispetto a quelle del corpo). Di qui il Nero come materia, occulto, peccato, penitenza; grigio come terra, bianco come innocenza, illuminazione, felicità. Rosso come sofferenza, sangue, passione, sublimazione, Blu come cielo. Oro come Grande Opera. L’associazione tra tonalità di colore e pianeta è un classico medioevale. Tuttavia, raggiunto l’apice proprio in quel periodo storico-mistico, il simbolismo cromatico perde gradualmente di vigore. Il verde, usato per molti secoli, fino ai tempi di Elisabetta I come speranza di fecondità (6), viene sospettato di leggerezza. I primi accenni all’apparizione delle tonalità azzurre nel cuore della latinità occidentale si riscontrano in un importante ricettario della fine dell’VIII secolo, ai tempi di Carlo Magno. Bacone si occupò con intelligenza del Colore. Per lui, Monaco, la luce è ancora una produzione celeste e gli interessa profondamente la substantia etica del colore. Sant’Agostino considera l’ombra regina dei colori, del resto il fronte della scienza e della magia prenewtoniana che resta fedele al colore si colloca pur sempre su una “linea d’ombra” nell’ambito della quale i colori si definiscono come veri, apparenti, intenzionali. Filosoficamente il disco di Newton si rivolgeva al modello della trattazione scientifica che raccoglie il fenomeno complesso della luce e del colore legando con molta eleganza analogica i sette colori fondamentali agli intervalli sonori. Una radicale opposizione nei confronti dell’Optiks di Newton è condotta da Goethe. La sua Teoria dei Colori è costantemente indirizzata ed ispirata alla nuova genialità romantica, una sorta di scrittura alternativa di Faust, un modo di sentire il colore che non risente solo della personalità e del progresso, ma anche del tempo e, potremmo aggiungere, dei transiti dell’era e delle presenze cosmiche. Ogni scienza, ogni filosofia, ogni movimento di pensiero hanno analizzato, rigirato, strumentalizzato il discorso del Colore, alcune volte in modo disinteressato, come si può affermare a proposito dell’affascinante analisi compiuta da Kandinsky altre volte in modo smaccatamente utilitaristico. Secondo i Sofisti, per esempio, il Bianco è il colore essenziale della saggezza derivante dalle origini e vocazione del divenire dell’uomo. A tutti i livelli dell’essere e della conoscenza cosmologica, psicologica, mistica, il primo carattere del simbolismo dei colori è dato dalla sua universalità, ed i colori opposti simboleggiano il dualismo intrinseco dell’essere. Dalle forze notturne, negative, ed involutive del nero si passa alle forze diurne, positive, evolutive del bianco. Ma presso gli Egiziani il Nero è segno di rinascita postuma, di preservazione eterna, è il bitume che impregna la Mummia, mentre il Rosso è color maledetto e gli scribi intingevano la loro penna nell’inchiostro rosso per scrivere parole di cattivo augurio. In Psicologia vi sono colori caldi e freddi. I primi (rosso, arancio, giallo), favoriscono il processo di adattamento e hanno un potere stimolante-eccitante. I secondo (blu, indaco, violetto) favoriscono i processi di opposizione e di caduta, hanno un potere sedativo e calmante. Secondo Jung blu è il colore del cielo e dello spirito (o del pensiero sul piano psichico), il rosso colore del sangue, della passione, del sentimento. Il giallo della luce, dell’oro, dell’intuito, il verde della natura e della crescita (sensazione, collegamento tra sogno e realtà). Concetti differenti rispetto ad altri, per esempio quelli massonici: bianco come saggezza, grazia, vittoria, rosso come intelligenza, rigore, gloria, blu come corona, bellezza, fondamento, nero come Regno … Al di là delle valutazioni di ordine fisico, psicologico, rituale, tradizionale, filosofico, forse la purezza maggiore di analisi priva di interesse specifico nel senso interpretativo del termine si ha attraverso Kandinski, che analizza splendidamente il valore cromatico dei singoli colori primitivi suggerendo alcune riflessioni anche all’analista astrologo. Il giallo – egli osserva – ha una tale tendenza al chiaro che non può esistere un giallo molto scuro. Si può quindi affermare che esiste un’affinità profonda, fisica, tra giallo e bianco (7). Il Nero appare come un nulla, senza possibilità, un nulla morto dopo la morte del sole, come un silenzio eterno, senza avvenire, senza la speranza medesima nel futuro, colore del lutto moderno così come un tempo era simbolo di fecondità. E’ quindi il colore della materia prima, della confusione delle origini. Assorbe la luce e non la sostituisce, evoca il caos, il nulla, il cielo notturno, le tenebre della notte, il male, l’angoscia, la tristezza, l’incoscienza, la morte. Il Rosso è colore del Fuoco e del Sangue, possiede un’ambivalenza simbolica. Essa va dal Rosso notturno, centripeto, dell’uomo e della terra, a quello dl ventre e dell’athanor degli alchimisti. Colore della scienza, della conoscenza esoterica vietata ai non iniziati che i saggi nascondono sotto il loro mantello. Così il verde, pur frutto di interferenze cromatiche tra blu e giallo, entra con il rosso in un gioco simbolico di alternanze. Si tratta di un valore intermedio tra caldo e fresco, alto e basso, rinfrescante, rassicurante, umano. Van Gogh disse “Ho cercato di esprimere con il rosso ed il verde le terribili passioni umane”. Il Colore può servire come mezzo di espressione simbolica dell’essenza astrologica? Può costituirne, io credo, una variabile preziosa, una sfumatura raffinata e molto significativa. NOTE 1) Luscher M. The Psychology of Colours, Palette n.1, 1959 - Luscher M. The Luscher Colour-test, Cape 1970, Pan 1972 (U.K.) 2) Saturn adn Melancholy, Studies in the History of Natural Philosophy Religion and Art, Libansky, Panofsky, Saxl, London 1983 3) Hamlet’s Mill, an essay om myth and the frme of time, by Giorgio de Santillana and Hertha von Deckend, 1969 4) Nietzsche F., Aurora 1964, sulla “cecità cromatica dei pensatori” 5) Accusa mossa a Greensleves nella ballata attribuita a Enrico VIII 6) Kandinsky W., Concerning the Spiritual in Art, Art Council of Great Britain, 1978, UK Wittenborn 1967 USA
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